Dopo un decennio di musica indie marcatamente ispirata agli anni 80, le sonorità della scena indipendente rock e pop anglosassone si spostano lentamente sui 90, precisamente sulla prima metà. E non è il grunge come si può pensare ad ispirare queste band, ma il pop e la prima house tendente alla techno, ma anche down beat. L’indie dunque diventa commerciale, arrivando anche in Italia a dominare le prime posizioni nelle principali classifiche. Decisamente un pò in ritardo, visto il fenomeno è ben noto altrove già dal 2006.
In tutti i gruppi sparsi in rete che trattano il genere si assiste ad una fusione di ciò che deriva dall’indie elettronica con chitarre vere, sottratte dai sinth e con l’aggiunta di basi più marcate, solari e ripetitive. Vengono dunque in mente i video degli Fpi project, degli Snap e derivati…Già nel 2012 i Bastille (peraltro non più così indipendenti) coverizzano dei mainstrem 90’s piuttosto commerciali e noti in chiave indie. Nel pop/dance segnaliamo Becky Hill con un sound tutto anni 90 e un video che rappresenta il tipico scenario da immaginario collettivo su quel decennio.
Il fatto che l’indie di questo decennio sia stato associato agli 80 fa parlare molti critici di morte prematura della terza ondata indie e c’è chi invece pensa ad una semplice evoluzione consecutiva alla nausea dovuta al troppo tempo passato ad ascoltare surrogati degli anni 80. Di fatto la moda ha anticipato i tempi. Dai tagli di capelli alle scarpe tutto sembra parlare di primi anni 90. Mancano solo i pantaloni a zampa a sostituire gli skinny jeans, che poi non erano altro che un restyle dei 70…Insomma niente di nuovo e così corre anche il vintage contemporaneo fotografico, pronto al passo con la moda a riproporre le cere di novanta…Colori freddi dunque, almeno per un decennio e poi sarà la volta degli anni 00’s? Conviene non buttare mai nulla.

By | 2017-12-06T23:01:13+00:00 dicembre 17th, 2014|musica, story, Uncategorized|0 Comments

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